De Laurentiis: «Il calcio italiano va rifondato, così non funziona più»

De Laurentiis: «Il calcio italiano va rifondato, così non funziona più»

Il Napoli chiude la sua stagione con un successo interno contro l’Udinese, blindando il secondo posto in classifica. Subito dopo il fischio finale, il presidente Aurelio De Laurentiis è intervenuto in conferenza stampa dallo stadio Diego Armando Maradona per tracciare il bilancio e, soprattutto, per lanciare un duro atto d’accusa contro l’attuale sistema del calcio nostrano, invocando una vera e propria rivoluzione strutturale.

De Laurentiis: “Abbiamo già trenta giocatori capaci”

Il patron azzurro ha esordito rassicurando i tifosi sul futuro competitivo del club e sul fronte panchina, spendendo parole importanti sull’organico a disposizione e sul dialogo aperto con il tecnico:

“Quando Conte mi confermerà che il dado è tratto sceglieremo il meglio per il Napoli. Noi abbiamo una trentina di giocatori capaci, il Napoli sarà competitivo. Il problema non è di cosa farà il Napoli, ma di come rifondare il calcio italiano. Lotito ad un certo punto si è inventato il paracadute. Perché dobbiamo fare un campionato a sinistra della classifica e a destra per la retrocessione, così non funziona. Se tu vieni con un gruppo fisico e mi spacchi i giocatori non va bene, se tu vieni dalla Serie B e mi metti poco sul mercato a me non sta bene, perché poi con squadre del genere io ci perdo pure”.

Il confronto con il modello inglese: “In Premier League funziona diversamente”

Lo sguardo di De Laurentiis si è poi allargato oltre i confini nazionali, mettendo a confronto i limiti della Serie A con la solidità economica e infrastrutturale della Premier League, citando anche il percorso di crescita dell’Arsenal:

“In Premier funziona diversamente, perché le piccole investono tanto. Quando vedo quello che succede in Inghilterra e quello che succede qui anche per gli stadi mi viene da ridere, loro con la forza economica e finanziari per anni sono arrivati settimi, ottavi. Arteta ha vinto dopo tanti anni, loro si sono permessi di fare ciò perché avevano 1 milione e mezzo di metri quadri è un gruzzolo importanti”.

Un intervento senza filtri che sposta l’attenzione dai meri verdetti del campo ai nodi politici ed economici che, secondo il numero uno del Napoli, frenano la crescita dell’intero movimento calcistico italiano