Alle 18:00 cala il sipario sul biennio del tecnico salentino contro l’Udinese.
Ci sono storie d’amore nel calcio che non hanno bisogno di durare un decennio per diventare eterne. Bastano l’intensità, la fame e i fatti. Oggi alle 18:00, quando l’arbitro Zanotti fischierà l’inizio di Napoli-Udinese, lo Stadio Diego Armando Maradona non celebrerà soltanto i titoli di coda di una stagione intensa. Il popolo di Fuorigrotta si radunerà per spingere la squadra a blindare il secondo posto, ma soprattutto per tributare l’ultimo, fragoroso applauso ad Antonio Conte.
Le indiscrezioni di queste settimane sono ormai una certezza di pubblico dominio: il tecnico salentino saluterà Napoli con un anno di anticipo rispetto alla scadenza contrattuale. Una scelta di comune accordo, dettata dall’usura mentale di un percorso vissuto a cento all’ora e dai nuovi programmi del club, che però non cancella minimamente la portata di un biennio straordinario. Conte era arrivato all’ombra del Vesuvio con una missione: raccogliere le macerie di un disastroso decimo posto. Ci è riuscito nell’unico modo che conosce, ovvero vincendo subito.
Il bilancio della sua avventura azzurra parla una lingua chiarissima, quella dei trofei e della ritrovata grandezza:
- Il clamoroso quarto Scudetto della storia partenopea impresso nella passata stagione (2024/25), dominata dall’inizio alla fine.
- La Supercoppa Italiana alzata al cielo nel corso di questa annata 2025/26.
- Il pass già strappato per la prossima Champions League, con l’ultimo tassello del secondo posto da difendere proprio negli ultimi novanta minuti di oggi.
Questa sera non sarà una semplice passerella. Sarà una notte di sguardi, di striscioni, di calcoli legati agli altri campi e, inevitabilmente, di grande commozione. Antonio Conte vivrà i suoi ultimi minuti sulla panchina azzurra con la solita foga, urlando e camminando oltre la linea della sua area tecnica, fedele a se stesso fino all’ultimo secondo. Poi sarà tempo di saluti ufficiali. Ma Napoli, questo è sicuro, non dimenticherà mai il Generale che la riportò sul tetto d’Italia.








