Furia Conte: il teatrino tra Lega e Viminale umilia la Serie A

Furia Conte: il teatrino tra Lega e Viminale umilia la Serie A

Il muro contro muro si è sgretolato solo all’ora di cena, ma il risultato è un pasticcio che non accontenta nessuno. Come riportato oggi in un duro fondo de Il Mattino, il verdetto è ufficiale: tutti in campo domenica alle 12:30. Si chiude così il grottesco braccio di ferro tra la Lega Serie A e il Viminale, ma per il calcio italiano inizia un nuovo calvario fatto di polemiche e imbarazzo istituzionale.

Lo sconcerto di Antonio Conte

In cima alla lista degli indignati c’è Antonio Conte. Il tecnico azzurro è letteralmente furioso: si ritrova a dover gestire una trasferta delicatissima, come quella di Pisa-Napoli, stravolta nel giro di poche ore. Secondo l’analisi del quotidiano partenopeo, la squadra, che aveva programmato il lavoro in funzione del posticipo di lunedì, si ritrova catapultata nell’orario più assurdo per una sfida che decide le sorti Champions. Un cambio di programma che ha trasformato quella che doveva essere una normale sessione di lavoro nel penultimo allenamento prima della partenza forzata per il ritiro.

Un “Arbitro” per lo scontro tra poteri

Lo scontro istituzionale ha toccato vette di surrealismo mai viste prima. Nemmeno il Tar del Lazio è riuscito a mediare, alzando bandiera bianca e rivolgendo un appello disperato all’Avvocatura dello Stato affinché facesse da “arbitro” nella contesa tra Lega, Prefettura di Roma, Sport e Salute e la Federazione Tennis.

Alla fine l’hanno spuntata i vertici della Lega, Simonelli e De Siervo, ma è una vittoria di Pirro. Il Mattino sottolinea con amarezza come questa decisione lasci intendere un messaggio pericoloso: in questo Paese, l’ordine pubblico e la sicurezza possono finire in secondo piano rispetto alle esigenze di calendario.

L’Italia che resta a guardare

Tra l’incapacità del Viminale di gestire contemporaneamente il Derby della Capitale e una finale di tennis, e la superficialità della Lega nell’elaborare i calendari, il risultato è un’immagine di totale dilettantismo.

“Un teatrino imbarazzante in cui tutti escono sconfitti,” scrive il quotidiano.

Mentre le società si giocano il proprio futuro economico e sportivo in un clima di incertezza totale, resta l’amara riflessione finale: finché il sistema calcio sarà gestito da chi “brancola nel buio”, non ci si dovrà stupire se per il terzo Mondiale consecutivo l’Italia sarà solo una spettatrice davanti alla TV.