Alvino: «Caos calendari? Dilettanti allo sbaraglio»

Alvino: «Caos calendari? Dilettanti allo sbaraglio»

Il caos che regna sovrano sulla programmazione della Serie A ha scatenato la furia di Carlo Alvino. Attraverso un editoriale al vetriolo, il giornalista ha definito l’attuale gestione del calendario un vero e proprio “fallimento totale”, specchio di un sistema calcio che sembra aver smarrito la bussola. Al centro delle critiche c’è Andrea Butti, Head of Competitions della Lega, accusato di un’incapacità strutturale nel gestire un ruolo così delicato.

I tre pilastri del fallimento secondo Alvino

Alvino analizza lucidamente le criticità che stanno trasformando il massimo campionato italiano in un labirinto di incertezze:

  • Il dramma dei tifosi e dei club: La totale assenza di programmazione, con date e orari stravolti a ridosso delle partite, rende impossibile per le famiglie e i club organizzare le trasferte. Questo non è solo un danno affettivo, ma un vero danno economico per la logistica delle società, penalizzate da scelte dell’ultimo minuto.
  • Squadre europee penalizzate: Mentre all’estero le leghe tutelano i propri club, in Italia regna il “zero tutele”. I recuperi e i turni di campionato vengono incastrati senza logica sportiva, creando uno svantaggio competitivo enorme per le italiane nelle coppe.
  • Schiavi del palinsesto: La Lega viene dipinta come un soggetto “ostaggio delle TV”, capace solo di spezzettare il campionato senza una visione d’insieme, mostrando un'”arroganza istituzionale” nel difendere scelte giudicate indifendibili.

“Serve un manager, non un burocrate”

Il j’accuse di Alvino si chiude con un appello al cambiamento. La Serie A, secondo il giornalista, non può più permettersi di “navigare a vista”. La regolarità della competizione è a rischio, così come la tenuta fisica degli atleti, logorati da calendari asfittici gestiti in modo dilettantistico (come visto nei casi di rinvii per maltempo o Supercoppa).

“La Serie A ha bisogno di un manager capace di imporre riforme, non di un burocrate che distrugge la passione.”

Queste parole pesano come macigni su una Lega sempre più sotto pressione, chiamata a rispondere non solo ai club, ma a milioni di tifosi che chiedono semplicemente rispetto e chiarezza.