Francesco Calzona, che quel Napoli lo ha vissuto e plasmato da “ombra” di Maurizio Sarri, torna a parlare dell’identità azzurra ai microfoni di Cronache di Spogliatoio. Un intervento che sa di manifesto programmatico, un elogio a quella bellezza che, pur senza lo scudetto, ha segnato un’epoca indelebile sotto il Vesuvio.
Il primato dell’estetica: «Il tifoso non vuole solo l’1-0»
Per Calzona, il calcio praticato al Maradona non può essere ridotto a una mera questione di punti. La critica al “risultatismo” estremo è netta:
“Con Sarri al Napoli non abbiamo vinto nulla, eppure tutti se lo ricordano. Il tifoso vuole il risultato, è vero, ma se la tua squadra ha vinto 1-0 con un contropiede dopo essersi arroccata in area per 90 minuti, torni a casa che ti sei divertito? No. Il calcio non può essere solo speculazione”.
La lezione del triennio sarriano
Calzona sottolinea come quel Napoli abbia lasciato un segno più profondo di molti trofei alzati da altri. L’obiettivo non era solo vincere, ma “avere la sensazione di poter vincere” attraverso il dominio del gioco. Una lezione che, secondo l’ex tecnico azzurro, l’Italia farebbe bene a non dimenticare, citando modelli innovativi come quello di Fabregas a Como per ribadire che la qualità crea valore (anche economico).
Il coraggio di lanciare i giovani
Il riferimento al Napoli si intreccia con la gestione del talento: «Bisogna darsi una svegliata e dare ai ragazzi la possibilità di giocare e sbagliare. Dicono sempre che non sono pronti, ma è una favola. Serve coraggio, quello che avevamo noi».








