Il calcio moderno è spesso fatto di cifre, commissioni e trasferimenti programmati a tavolino. Poi però c’è Giovanni Simeone, l’uomo che ha scelto di ascoltare il battito del cuore piuttosto che il fruscio delle banconote. In una recente e intima intervista rilasciata al creator argentino “Gianvella”, il Cholito è tornato a parlare del suo viscerale legame con Napoli, rivelando retroscena inediti sul suo no alla Juventus.
Il grande rifiuto: «La Juve mi offriva di più, ma volevo solo Napoli»
Il passaggio più forte dell’intervista riguarda il periodo in cui l’argentino militava nel Verona. Mentre mezza Serie A lo corteggiava a suon di gol, la chiamata più insistente arrivava da Torino.
“Quando ero al Verona avevo l’opzione di andare alla Juventus. Mi volevano, mi chiamavano e mi offrivano più soldi. Ma io dicevo: ‘Non voglio andare alla Juve, non me la sento’.”
Una scelta controcorrente che ha spiazzato persino il suo entourage: «Il mio agente mi diceva che ero pazzo, che la Juve era il top, ma io ho scelto con il cuore. Quando mi ha chiamato il Napoli, volevo solo loro. Pensate che sono andato a guadagnare meno di quanto prendessi al Verona pur di vestire l’azzurro».
Napoli come l’Argentina: questione di sangue
Per Simeone, Napoli non è stata solo una tappa della carriera, ma un richiamo ancestrale. Il Cholito traccia una linea netta tra il Nord e il Sud Italia, ritrovando all’ombra del Vesuvio la stessa “garra” e la stessa umanità della sua terra d’origine:
- L’affinità elettiva: «Più vai a Sud, più trovi persone che hanno il nostro stesso “sangue”. Per me i napoletani sono uguali a noi argentini».
- L’addio doloroso: «Il posto dove mi ha fatto più male andarmene è stato Napoli. Amavo stare lì e non volevo andarmene, ma dovevo pensare alla famiglia e al bisogno di giocare di più. È stata una decisione difficilissima».
Dalla tripletta “fatale” allo Scudetto: il cerchio si chiude
Il destino ha ricamato una trama perfetta per Simeone. Prima ha vestito i panni del “carnefice” con quella tripletta ai tempi della Fiorentina che spezzò il sogno tricolore di Sarri, poi è tornato per restituire tutto con gli interessi.
«Appena arrivato a Napoli la prima cosa che mi dissero fu: “Ci devi restituire quello scudetto!”. Qualcuno scherzando diceva che mi avevano comprato solo per non farmi più segnare contro di loro», ricorda ridendo il Cholito. Promessa mantenuta: Simeone è stato uno dei volti simbolo del terzo titolo, entrando nel cuore dei tifosi non solo per i gol pesanti, ma per un’onestà intellettuale rara nel calcio di oggi.
Un futuro ancora azzurro?
Alla domanda su dove gli piacerebbe tornare in futuro, la risposta è stata immediata e senza esitazioni: «Napoli e il River Plate». Un legame che resta indissolubile, figlio di una scelta che ha messo i sentimenti davanti al portafoglio e alla rivalità storica. Perché, come dice Giovanni, lui segue sempre il cuore. Anche quando il mondo gli dà del pazzo.








