Mathias Olivera, terzino della SSC Napoli, ha raccontato ai microfoni di Rafa Cotelo il suo legame profondo con la città e l’emozione di vestire la maglia azzurra.
La vita a Napoli: tra caos e bellezza
L’impatto con lo stile di guida napoletano è stato un vero shock culturale per l’uruguaiano:
”La verità è che è complicato. Ti devi abituare perché le rotonde sono al contrario, i contromano… non gli importa nulla. Sinceramente, i primi mesi mi arrabbiavo e dicevo: ‘Ma che stanno facendo? Non rispettano niente, non ci sono semafori, niente!’. Però vanno avanti, non capisco la logica. In Uruguay se fai una cavolata chiedi scusa, qui suonano e litigano”.
Nonostante la frenesia, Olivera ama godersi il panorama della città:
”La costa è incredibile. In piena estate è complicato per la gente, però cerco di andare la mattina con il cane, le mie figlie e la mia ragazza a camminare, bere un mate… è divino”.
Il mito di Maradona e l’amore dei tifosi
A Napoli il calcio è una religione che non ammette altre fedi, e il ricordo di Diego è onnipresente:
”Non vedi maglie di altre squadre in giro. Qui lo vivono dal bambino più piccolo alla signora più anziana. Ti conoscono tutti. Maradona? Dopo tanti anni la gente lo considera ancora come il massimo. Nello stadio, agli allenamenti, ti parlano sempre di lui, è un mito vivente. Quando entri nello spogliatoio del Napoli c’è una sua statua, è presente continuamente”.
Il calciatore ha espresso grande orgoglio per i successi ottenuti in azzurro:
”Grazie a Dio, in tre anni e mezzo ho vinto lo scudetto dopo tanto tempo, una Supercoppa… è un orgoglio. A volte non te ne rendi conto finché non vedi la tua faccia in giro. Uno a volte non si rende conto dell’importanza dei campionati finché non vede la reazione della gente. Vedere la propria faccia dipinta sui muri della città ti fa capire quanto sia grande quello che abbiamo fatto”.
Sui piccoli gesti quotidiani dei tifosi, come la pizza offerta:
”Succede, e la cosa ti lascia a volte un po’ scioccato. Ma la gente qui è molto attaccata ai calciatori, proprio come gli uruguaiani. Quel calore umano si sente nel quotidiano. Sì, la pizzetta gratis ogni tanto arriva, è una follia come ti dimostrano affetto continuamente”.
L’evoluzione tattica in azzurro
Olivera ha infine spiegato come si sta adattando ai cambiamenti in campo:
”Qui al Napoli ora stiamo giocando con la difesa a tre e mi stanno mettendo più come ‘braccetto’ di sinistra. È una posizione che sto imparando a conoscere meglio ogni giorno. All’inizio mi ha sorpreso, ma mi sento bene, mi piace e mi sto abituando ai movimenti che richiede. Se ai Mondiali mi chiedono di fare il portiere, lo faccio!”








