Ezequiel Lavezzi si mette a nudo durante il podcast Olga, raccontando a Migue Granados il lato più intimo e meno conosciuto della sua carriera. Dalle strade dure di Villa Gobernador Galvez al successo internazionale, il racconto dell’ex attaccante azzurro è un viaggio tra riscatto sociale e passione pura. Lavezzi ha ammesso senza filtri come il calcio lo abbia rimesso in carreggiata, allontanandolo da una realtà difficile in cui molti suoi amici si sono persi, fungendo da vera e propria ancora di salvezza.
Il rapporto del “Pocho” con il professionismo è sempre stato fuori dagli schemi. Ha dichiarato di non aver mai vissuto il calcio come un peso, ma di aver cercato sempre il divertimento in campo, confessando però di essersi annoiato facilmente, al punto da pensare più volte al ritiro anche nei momenti di gloria. Un uomo che ha vissuto tutto velocemente, diventando padre a soli vent’anni e trovandosi catapultato in una vita non programmata, gestita giorno dopo giorno con l’istinto che lo contraddistingueva anche nel dribbling.
Il passaggio più emozionante riguarda l’arrivo in Italia e il rapporto con i tifosi partenopei. Sebbene l’inizio non sia stato semplice per la nostalgia delle sue abitudini argentine, l’impatto con il pubblico azzurro ha cambiato tutto. «A Napoli ho vissuto qualcosa di unico», ha spiegato Lavezzi, descrivendo un legame speciale in cui la gente lo ha accolto come un figlio. Nonostante la totale perdita della libertà personale — che gli rendeva quasi impossibile uscire di casa anche per una semplice passeggiata con il figlio Tommy — il Pocho ricorda quegli anni come i più belli, consapevole di essere entrato per sempre nel cuore della città.

