Hantavirus: Cosa sono e perché (per ora) l’Europa è al sicuro

Hantavirus: Cosa sono e perché (per ora) l’Europa è al sicuro

Il caso della nave Hondius ha acceso i riflettori su un nemico invisibile ma presente da sempre: gli hantavirus. Sebbene poco noti al grande pubblico, la scienza ne ha già censite 23 specie capaci di infettare l’uomo, alcune delle quali circolano silenziosamente anche in Italia.

Una minaccia divisa in due mondi

Gli esperti distinguono questi virus in base alla loro provenienza geografica e alla gravità dei sintomi:

  • Nuovo Mondo (Americhe): Causano sindromi polmonari gravi e spesso letali. Tra questi spicca il virus Andes, l’unico capace di trasmettersi tra esseri umani tramite contatti stretti.
  • Vecchio Mondo (Europa e Asia): Provocano febbri emorragiche che colpiscono i reni, generalmente meno letali delle varianti americane.

Il ruolo dei roditori e il rischio europeo

La diffusione del virus dipende strettamente dai suoi “ospiti”: piccoli roditori che fungono da serbatoio naturale. Annapaola Rizzoli, esperta della Fondazione Edmund Mach, rassicura: “In Europa non esistono i roditori che ospitano le varianti polmonari più pericolose”.

Anche l’Ecdc (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) conferma che il rischio per la popolazione europea rimane molto basso, poiché il virus non si trasmette facilmente da persona a persona e le misure di controllo sono efficaci.

La situazione in Italia

Nonostante l’assenza delle varianti più aggressive, gli hantavirus non vanno ignorati. In regioni come il Trentino e il Friuli Venezia Giulia, è stata riscontrata una circolazione dei virus Puumala e Dobrava-Belgrade. L’aumento della popolazione di roditori (come l’arvicola rossastra e il topo selvatico) è direttamente collegato alla disponibilità di cibo, influenzata a sua volta dal cambiamento climatico.

Perché non dobbiamo abbassare la guardia

Sebbene in Italia non si siano ancora registrati casi umani gravi (spillover), la vigilanza resta alta. Secondo la dottoressa Rizzoli, fattori come:

  1. Riscaldamento globale
  2. Globalizzazione e commercio di specie selvatiche
  3. Perdita di biodiversità

potrebbero cambiare gli equilibri attuali. Il monitoraggio costante è l’unica arma per prevenire che una circolazione ambientale si trasformi in una nuova emergenza sanitaria.

In sintesi: Gli hantavirus sono una realtà consolidata. Sebbene l’Europa non sia attualmente esposta alle forme più letali, l’alterazione degli ecosistemi ci impone di “tenere gli occhi aperti”.