Il georgiano dal ritiro del PSG: “L’allenatore azzurro mi ha dato la prima spinta. Portare quel soprannome è difficile ma ero felice”.
Alla vigilia della semifinale di Champions League tra PSG e Bayern Monaco, Khvicha Kvaratskhelia è tornato a parlare con affetto del suo recente passato. Nel cuore delle sue dichiarazioni ci sono il Napoli, l’importanza di Antonio Conte per la sua crescita e la gestione di un’eredità pesante come quella racchiusa nel nickname “Kvaradona”.
La “spinta” di Conte
Nonostante la nuova dimensione internazionale a Parigi, Kvara riconosce nel tecnico azzurro l’uomo che ha dato il via alla sua definitiva maturazione, specialmente sotto il profilo della mentalità:
“Io penso che tecnicamente, ero bravo anche a Napoli. Non credo di esser migliorato troppo da quel punto di vista. Sono migliorato invece molto in fase difensiva con Luis Enrique, mi ha spronato parecchio. Ma ovviamente anche con Conte è stato fantastico, lui mi ha dato la prima spinta. Ma sì, con questo allenatore, dobbiamo difendere come dei veri difensori. Quindi penso di esser migliorato tanto in fase difensiva, oltre che tecnicamente.”
L’onere e l’onore di essere “Kvaradona”
Il georgiano ha poi spiegato cosa abbia significato per lui essere accostato quotidianamente al più grande di tutti nelle strade di Napoli:
“Certo, sì! Quando mi trasferì al Napoli, nelle strade mi iniziarono a chiamare Kvaradona e ovviamente voglio dire che è un piacere quando ti paragonano al GOAT del calcio. Sappiamo quanto forte fosse Maradona e a Napoli è un dio. Ogni famiglia ha una sua foto in casa e per me ovviamente è stato un piacere, anche se nessuno si può paragonare a Maradona che era il migliore, uno dei migliori della storia! Certo che sono orgoglioso ma è stato un po’ difficile anche quello, se ti chiamano Kvaradona in ogni partita devi dimostrare loro in campo che sei davvero Kvaradona! E’ davvero difficile ma ero felice lì”.








