La vittoria travolgente contro la Cremonese non è stata solo una questione di punti e gol, ma un vero e proprio atto di rottura psicologica. Antonio Corbo, tra le colonne di La Repubblica, definisce questa notte come il confine netto tra due versioni opposte della stessa squadra. Da una parte il Napoli dei misteri e della retorica; dall’altra, la creatura di Antonio Conte che ha finalmente deciso di smettere di nascondersi per iniziare a dominare.
Dalla “malattia” alla leggerezza
Per mesi, l’ambiente azzurro è sembrato avvolto in una nebbia di incertezze. Secondo Corbo, i giocatori “hanno tutti qualche motivo per sentirsi in debito con gli immancabili 50 mila, con la società, con se stessi. Tanti che hanno deciso di reagire, urlare, vincere, essere dominanti ora o mai più”. Il 4-0 della scorsa notte ha segnato “finalmente un punto di confine tra due Napoli. Quello afflitto da malanni muscolari inspiegati, misteriosi, lentissimi da guarire, con pregiudizio di frequente recidiva. E questo che corre feroce e leggero, irraggiungibile negli scatti verso la profondità, carico di gol da smaltire e cose da raccontare”.
Il caso Alisson Santos e il corto circuito di Conte
Uno dei punti focali dell’analisi riguarda la gestione tattica e comunicativa del tecnico. Il giornalista evidenzia come il Napoli “si era nascosto dietro vittimismi e dolente retorica, si sentiva come assediato, vedeva nemici e ombre ovunque, si era però ingarbugliato in formazioni ripetitive, e stentava a uscirne come da un labirinto”.
In questo contesto, la gestione del talento brasiliano Alisson Santos è stata emblematica del cambiamento:
“Incompreso quando si ostinava a tenere Alisson in panchina per poi slegarlo nella ripresa e sperare che risolvesse, il monello brasiliano appena arrivato, partite che si erano intanto fatalmente complicate”.
La fine del “corto circuito”
Corbo conclude analizzando anche l’atteggiamento verbale di Conte, spiegando che “sentirgli dire «ma io parlo italiano» non era un’offesa per chi lo ascolta tutti i giorni, era la prova di un corto circuito nella comunicazione”. Con il passaggio alla difesa a quattro e l’inserimento dei nuovi innesti, il Napoli sembra aver finalmente trovato una lingua comune, efficace e vincente, proprio alla vigilia della Liberazione.


