Nel cuore del carcere di Poggioreale, l’allenatore ha svelato il significato personale dietro il nome della figlia, legandolo al dolore necessario per superare le sconfitte.
”Non ho chiamato mia figlia Vittoria a caso. Vincere è una sfida eccezionale e una dannazione allo stesso tempo. Quando perdo sto male, provo una sensazione di dolore che è poi fondamentale per ripartire. Come ci riesco? Il lavoro è l’unico modo che conosco. L’allenamento è anche gioia, ma soprattutto fatica. Ed è fondamentale avere disciplina perché la motivazione è momentanea, la disciplina è per sempre e ti fa conquistare i traguardi.”








